Cronache del Bar di Passaggio – Ep.5

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Episodio 5 – La botola
“Lo sapevo, è troppo tardi”. Il vecchio Pitko imita il nipote e si toglie a sua volta il cappuccio, rivelando le sopracciglia intollerabilmente folte e il viso schiaffeggiato dagli anni. Dopodiché abbraccia con sguardo sconsolato prima quel che rimane del Bar di Passaggio, poi quel che rimane dell’abbigliamento di Nicoletta Waterloo, che definire succinto è un eufemismo. In effetti, la divisa assegnatale da mister Blueberry per fare colpo sul suo capo, mister Muffin, lascia ben poco spazio sia all’immaginazione, sia ai prosperosi seni della ragazza, tanto stretti nella canottiera di pizzo da sembrare sul punto di detonarla da un momento all’altro. “Il mio bar è già stato invaso dalle baldracche”.
“Lei non è una baldracca” si affretta a puntualizzare Adrian Pitko, “è Nicoletta. Nicoletta Waterloo. Le ho affidato il bar mentre ero via”.
Zio Pitko zoppica verso di loro. “Hai affidato il Bar di Passaggio a una baldracca?”.
“Veramente non si chiama più Bar di Passaggio, ma Space Trip leisure & fun discodancing”, si decide a intervenire la ragazza. Per aggiungere, mogia: “E poi non lavoro più qui. Sono stata licenziata”.
“Licenziata? E da chi?”, domanda il vecchio.
“Da mister Muffin. Il nuovo proprietario”.
Adrian Pitko, prevedendo un qualche tipo di reazione, si copre istintivamente il capo. Dopotutto suo zio ha in mano un bastone, e sa bene come usarlo. Ma il vecchio gestore del Bar di Passaggio si limita a drizzare la schiena ingobbita e a ridistribuirsi le rughe in viso in modo da assumere un’espressione indignata.
“Io sono il proprietario. E nessuno può decidere di licenziare qualcuno qua dentro all’infuori di me. Perciò rimettiti subito la divisa…”.
“Questa è la mia divisa” sussurra Nicoletta, inascoltata.
“…e fila subito dietro al bancone a lavorare!”, conclude zio Pitko.
Incapace di ulteriori proteste, la porno-cameriera torna alla sua postazione, dove si mette a lavare e asciugare i bicchieri sporchi in rispettoso silenzio.
È bello vedere che il vecchio non ha perso il suo carattere. Ed è bello che le cose siano tornate a essere, sebbene forse solo per un’illusoria parentesi, come un tempo. Sì, lo ammetto. Sarò anche un sentimentale, ma non ho paura di affermare che Sigmund Pitko mi è mancato. Sono sicuro che non tutti accoglierebbero il suo ritorno con il mio stesso entusiasmo, ma non me ne importa un fico secco. Sono un abitudinario, sparatemi se non vi piace. Ma con una pistola a salve, se possibile.
“E adesso veniamo a noi”, riprende.
Il problema, però, è che zio Pitko non è più il gallo del pollaio. C’è mister Blueberry, adesso. E sopra di lui c’è mister Muffin. Dubito che con il solo aiuto di suo nipote Adrian e di un paio di ubriaconi, il vecchio sia in grado di cambiare il corso delle cose.
“Nipote, è arrivato il momento di riprenderci quel che è nostro, non trovi?”.
Adrian gli rivolge uno sguardo prima preoccupato, poi complice, e infine non può trattenere una spontanea risata, perché sono sicuro che anche lui, nonostante il caratteraccio dello zio, sia contento di rivederlo all’interno del Bar di Passaggio.
“Per mille miliardi di scimmie urlatrici, che mi prenda un colpo se quello non è il vecchio Pitko!”.
Sbattipapere entra nel locale ancora vestito da maggiordomo, lasciandosi richiudere alle spalle la porta automatica nuova di zecca. Continua a leggere

Cronache del Bar di Passaggio – Ep.4

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Episodio 4 – Space Trip leisure & fun discodancing

L’uomo coi baffi entra in quello che un tempo era il Bar di Passaggio mentre non ho neanche un goccio di alcol in corpo per rinfrancare lo spirito.
L’unica mia consolazione, mentre vedo mister Blueberry ricoprirsi di sudore nell’istante stesso in cui varca le porte a fotocellula nuove di pacca poste all’ingresso, è la consapevolezza che il giorno in cui ha preso possesso del locale ci ha raccontato un mucchio di balle. Intendo quando ha proclamato pomposo che “da oggi in poi questo bar è solo mio“. Nel senso che non è affatto suo, bensì del suo capo, un certo mister Muffin, che per il momento non si è mai fatto vedere nei paraggi, ma tiene sotto controllo la situazione tramite continui collegamenti telefonici. E a quanto pare, per quanto non ci tenga a farlo vedere, ogni volta che mister Muffin chiama, il nostro Blueberry si prende una grandissima strizza.
Man mano che i giorni passavano e gli operai e gli sgherri che si affaccendavano in paese aumentavano di numero, le motivazioni di questo misterioso personaggio si sono fatte più chiare: Muffin ha disposto l’arbitraria confisca del Bar di Passaggio – atto con cui ha violato in maniera volontaria e irrimediabile una lunga serie di Leggi Costituzionali delle Terre Inoltrate e che, sono sicuro, porterà a una netta presa di posizione da parte delle autorità non appena qualcuno se ne renderà conto – con l’intento di trasformare il locale stesso in un discopub alla moda e, al contempo, il nostro beneamato paese in un paradiso dei giochi d’azzardo, con tanto di hotel, bordelli e casinò. Non che lo possa biasimare in toto, perché laddove gli altri non vedevano che un ammasso di ciottoli e ubriaconi quest’uomo ha colto del potenziale. Ma se c’è qualcosa su cui posso eccepire, è sul metodo, questo sì.
Tutto ciò, in ogni caso, spiega come mai da qualche giorno sia l’interno che l’esterno del bar siano stati pannellati con lastre di alluminio, in vista della svolta futuristica che lo porterà a chiamarsi – il fato ce ne scampi – Space Trip leisure & fun discodancing.
Non metto in discussione che il nuovo look a qualcuno possa anche piacere. È anzi probabile che i giovani del posto (per quanto al momento l’essere umano più giovane nel raggio di un centinaio di chilometri sia Nicoletta, che a mio parere non è poi così lontana dalla trentina) lo trovino gagliardo. Ma se c’è un’altra cosa su cui potrei avere da ridire, ecco, sono le tempistiche, perché ricoprire di pareti metalliche un locale posto nel bel mezzo di un deserto assolato prima di aver sistemato l’aria condizionata è una mossa a dir poco irragionevole, che fa presagire il peggio sul modo in cui sarà gestito il resto dei lavori. E soprattutto ci riconduce al motivo per cui mister Blueberry è oscenamente sudato, per quanto cerchi di mascherarlo passandosi ossessivamente il fazzoletto di stoffa tra collo e coppino, con buona pace del suo completo da gagà d’altri tempi. Continua a leggere

Cronache del Bar di Passaggio – Ep.3

Segue dall’Episodio 2. 

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Episodio 3 – Cappuccino

“Un…”. Nello spazio lasciato tra articolo e sostantivo, Nicoletta Waterloo decide di condensare tutto il suo sgomento. “…cappuccino?”.
Non aggiunge altro, ma anche da qui dietro, seduto a un tavolino in un angolo mentre sottopongo le mie budella alla tortura di un brandy irragionevole, sono in grado di captare il suo desiderio di sprofondare dietro il bancone e finire ingoiata dalla ghiacciaia.
A un avventore dell’ultima ora potrebbe sembrare una reazione spropositata. Ma non a un cliente abituale del Bar di Passaggio, il quale ben sa che in tanti anni di onorata attività nessuno si è mai spinto fino al punto di ordinare un cappuccino. Un… cappuccino. Basta anche solo sentire come la parola ti suona tra la lingua e il palato, per capire che si tratta di qualcosa di oltremodo sgradevole.
“È sicuro che non… non vuole piuttosto del whisky?”, balbetta Nicoletta in evidente difficoltà. “Oppure dei cocktail! Sono bra… ehm, ho imparato come si fanno alcuni cocktail”.
La sua definizione di “alcuni cocktail” include in realtà solo il gin tonic e il cuba libre, che Adrian Pitko le ha insegnato a fare in fretta e furia prima di partire alla volta della Città di Confine a bordo della moto confiscata a Mangiafaccia per andare a recuperare suo zio, imprigionato nel Carcere Federale in seguito a una non meglio precisata vicenda.
La decisione di affidare alle sole capacità di Nicoletta l’intero Bar di Passaggio dev’essere stata sofferta. Ma, come biasimarlo, tra tutti gli abitanti delle quattro baracche qua attorno, la piccoletta deve essergli sembrata l’unica persona in grado di gestire la clientela senza ricorrere alla violenza gratuita. E così, suo malgrado il giovane Pitko le ha consegnato le chiavi del locale, le ha impartito un’infarinatura rapida su come gestire la situazione e, lasciandola in preda a mille dubbi, ha indossato il caschetto di cuoio e gli occhiali da pilota di Mangiafaccia e scomparendo in un nuvolone di polvere è partito alla volta della Città di Confine.
Il temporaneo cambio di gestione, va detto, è stato accolto da più parti con benevolenza, non tanto perché il tasso di femminilità dello staff del Bar di Passaggio si è improvvisamente impennato, quanto perché Nicoletta Waterloo non possiede per sua stessa ammissione una mente matematica, e spesso e volentieri al momento di dare il resto sbaglia per eccesso. Mai per difetto, sempre per eccesso, forse perché il timore di restituire al cliente meno soldi del dovuto e di sorbirsi le conseguenti lamentele la induce sempre a esagerare nel consegnare la moneta. Fatto sta che da quando Adrian se ne è andato, Jorg sostiene di non avere più bisogno di vendere sassi per tirare a campare. Gli basta venire qui al Bar e ordinare robe a casaccio.
“La ringrazio per avermi delucidato sulle molteplici possibilità offerte da questo ameno locale” nicchia lo straniero seduto al bancone, “ma preferirei comunque un cappuccino”.
Nicoletta lo osserva per alcuni istanti, smarrita. Non è chiaro se a turbarla di più sia la sua caparbietà, oppure l’improbabile gessato azzurro con cui l’uomo ha deciso di sfidare la polvere e il Deserto di Passaggio. Ma, superato il cortocircuito emotivo che l’aveva messa fuori uso, si rimbocca le maniche e sfodera un sorriso più convincente possibile.
“Certo, un cappuccino” alza il dito al cielo, “mi dia solo il tempo di accendere la macchina dell’espresso e di farla scaldare”. Continua a leggere

Cronache del Bar di Passaggio – Ep.2

Segue dall’episodio 1. Leggi tutti i Cronachi.

Episodio 2 – Mangiafaccia

Il vecchio Sbattipapere entra nel Bar di Passaggio mentre sto molestando le mie budella con il quinto bicchiere di grappa.
Al suo arrivo, il locale è affollato come raramente capita di vedere da queste parti, perché seduti ai tavoli e appoggiati davanti o dietro al bancone ci siamo io, il barista Adrian Pitko, Nicoletta Waterloo, la signora Krotalpanzer e il corpulento Jorg, il venditore di sassi. Il che significa che, Sbattipapere compreso, si ritrova nel Bar di Passaggio ben metà della popolazione totale del paese, sempre che di paese si possa parlare.
Certo, tecnicamente Nicoletta Waterloo non abita da queste parti, ma è qui soltanto in via temporanea, o almeno così lei crede, in attesa che lo zio di Adrian torni col suo furgone e riesca a darle un passaggio quantomeno fino al Borgo Intermedio. Ma il vecchio Pitko non si è più visto e la ragazza dorme nella pensione della signora Krotalpanzer da quasi un mese, per cui ritengo che nessuno avrà da ridire se la inseriamo nel novero dei cittadini, sebbene il suo status possa essere – e qui potremmo discuterne a lungo – sul punto di cambiare.
Dato che solo dopo un paio di settimane dal suo sfortunato arrivo è rimasta senza un soldo in tasca, ora Nicoletta vive grazie al credito che le concede la signora Krotalpanzer, saldato in parte facendo le pulizie all’interno della pensione, in parte grattandole i micidiali calli con la pietra pomice e curando la pulizia delle sue unghie disastrate (a quanto pare, la brunetta è stata, in una sua vita passata, un’estetista specializzata in mani e piedi). Per quanto riguarda il mangiare, invece, la ragazza vede di farsi bastare per tutta la giornata il bicchierone di latte e la crostata di mirtilli che Adrian ha promesso di farle trovare ogni mattina sul bancone del Bar di Passaggio, di certo pentendosi di quel suo slancio di generosità, una volta realizzato che la permanenza della scroccona si sarebbe prolungata in maniera indefinita.
Nel momento in cui si gira come tutti quanti per seguire l’ingresso del signor Sbattipapere, Nicoletta ha giusto finito di sbafarsi la sua dose di torta quotidiana, e i peletti quasi invisibili sopra le sue labbra sono invischiati in una trama appiccicosa di latte, briciole e marmellata di mirtillo, cosa che a quanto pare non la turba in alcun modo. E a ragione, aggiungerei, dato che posso affermare con relativa sicumera che in questo momento il giovane Pitko la stia trovando più sexy del solito, e se lo dico è perché il nostro beneamato barista non riesce a distogliere gli occhi dalla porzione di viso che va dalle narici alle labbra, se non quel tanto che basta per identificare il nuovo avventore come qualcuno di conosciuto e, quindi, non degno del suo interesse, quantomeno non ora che è così impegnato nel fantasticare sull’impasto di pelle, latte e torta che gli sta facendo venire voglia di mangiare crostata di mirtilli direttamente dalla di lei bocca.
“Per Giove pianeta, sta arrivando!” esclama trafelato il signor Sbattipapere, fiondandosi al bancone senza premurarsi di specificare chi, dove, quando e con quali intenzioni. Continua a leggere

Cronache del Bar di Passaggio – Ep.1

Lo so, questo racconto l’ho già pubblicato su questo bleurg un tot di tempo fa. Ma ora ci sono tutti e sei gli episodi completi, quindi già che ci sono lo ripubblico e, ogni lunedì, metterò online un nuovo episodio, fino a esaurimento. Che altro dire? Engioitelo, e fatemi sapere se vi garba oppure no.

Episodio 1 – Benzina sul fuoco

Nicoletta Waterloo entra nel Bar di Passaggio mentre sto amando con tutto lo stomaco il mio quarto bicchiere di Cognac.
Tecnicamente, non lo so ancora che si chiama Nicoletta, né tantomeno Waterloo, ma prima o poi lo verrò a sapere, quindi è inutile fare i pignoli. Comunque, onde evitare polemiche, per il momento la chiamerò semplicemente la Forestiera, per quanto ciò possa risultare fuorviante visto che in questo posto non ci è nato nessuno e che fino a poco fa qui non c’era un cazzo di niente, quindi tutti quanti possono ritenersi in qualche misura dei forestieri.
Comunque, dicevo. La Forestiera entra nel Bar di Passaggio e io dopo tutte queste precisazioni ho ormai finito di amare con tutto lo stomaco il mio quarto bicchiere di Cognac – o meglio, di surrogato di Cognac – e poiché sono rimasto senza alcol sono tornato di cattivo umore e avrei quasi voglia di non raccontare più di Nicoletta… volevo dire, della Forestiera, del Bar di Passaggio e della reazione che ha Adrian Pitko non appena la vede varcare la soglia e avvicinarsi al bancone. Qualcosa di molto simile a quando ti si arrampica una lucertola spinosa su per il buco del culo e tu non sei preparato all’evento, non so se avete presente. Io no, perché personalmente non mi è mai capitato, ma è questa l’immagine evocata dall’espressione di panico misto a stupore che zampetta sul volto di Adrian, il barista del Bar di Passaggio.
“Ho bisogno di un telefono” esordisce la ragazza senza nemmeno presentarsi, come se già tutti quanti sapessimo che lei è Nicoletta Waterloo e diavolo, non è il caso di perdersi in convenevoli perché ho davvero bisogno di un telefono.
Solo ora che è più vicina, sia io che Adrian ci accorgiamo che c’è qualcosa di strano, nel suo aspetto. Il suo volto è sporco di nero, mentre i lunghi capelli scuri sono come… bruciacchiati. Non tanto, giusto un poco sulle punte, ma comunque in maniera sufficiente a farti pensare a un succulento pollo arrosto.
“Un telefono?”. Ora lo stupore sul volto di Adrian è più del tipo oddio, non sarà mica una pazza quella che mi trovo davanti?
“Sì, un telefono. Ho bisogno di fare una chiamata”, insiste lei.
“Qui non ci sono telefoni” risponde mesto Adrian, cercando di nascondersi dietro i suoi folti baffi. “Posso chiederle chi vorrebbe chiamare?”.
“La polizia. E poi vorrei un bicchier d’acqua, per piacere”.
“La polizia? Oh, sì… il cubicolo dello Sceriffo si trova lungo la Via, un centinaio di metri più avanti”, le spiega Adrian aprendo una bottiglia di acqua frizzante e versandogliene un bicchiere. Ora sembra di nuovo a suo agio e sorride come se la sua interlocutrice avesse appena detto una sciocchezza. “Ma dubito che lo troverà: lo Sceriffo non lo si vede più da anni!”.
“E dove è andato?”, domanda la ragazza afferrando il bicchiere e bevendo con avidità.
“A prendere le sigarette. O almeno così ci ha detto”, spiega il barista poggiando i pugni sui fianchi e assumendo un’aria riflessiva.
Seguono alcuni istanti di silenzio, durante i quali posso leggere chiaramente negli occhi di Adrian quel che sta pensando in questo momento. Anche da quaggiù, dal mio tavolo nell’angolo. Qualcosa come accidenti, anche se bruciacchiata, questa ragazza ha delle labbra oltremodo carnose e attraenti.
“Hic”, singhiozza la Forestiera rompendo il silenzio. “Mi scusi… è che non sono abituata a bere l’acqua gassata”.
“Oh, e io che pensavo di farle un favore…”. Adrian abbassa gli occhi, imbarazzato.
“No, è stato molto gentile da parte sua”, interviene lei. E in questo preciso momento, o forse in un altro, in un luogo differente nel tempo, ma comunque molto simile in quanto a densità di massa, si rende conto di quanto quel barista baffuto non sia affatto un brutto ragazzo. Castano chiaro, riccio, trentacinque anni nel volto e centottanta negli occhi, potrebbe essere in giro a fare fortuna in qualsiasi altro posto del mondo, invece che servire finto cognac a un ubriacone in questo bar di passaggio. E invece per qualche misteriosa ragione si trova proprio qui, davanti a lei, sulla strada dissestata verso il Confine.
Adrian, ovviamente, di tutto questo non se ne accorge, così decide di cambiare argomento e senza volerlo interrompe il flusso dei suoi pensieri. “Ma lei ha parlato di polizia. È successo qualcosa?”.
“Sì. Mi ero fermata al bazar a comprare delle cicche alla cannella…”.
“Buone le cicche alla cannella, sono le mie preferite!”, la interrompe Adrian. Poi si rende conto della scortesia e abbasso di nuovo lo sguardo.
“…dicevo, ero al bazar e mi ero fermata a comprare delle cicche alla cannella, perché qui ero solo di passaggio, quando d’improvviso la mia auto è esplosa”.
“Esplosa?”. domanda Adrian.
“Sì, esplosa”.
Io e il barista ci guardiamo negli occhi, anche se lei non pare farci caso.
“Ecco cos’era tutto quel frastuono poco fa. Pensavo che si trattasse di un tuono”.
“Un tuono? Ma se fuori c’è un sole che spacca le pietre”.
“Oh. Non si sa mai. Dopotutto è aprile, e del sole di aprile non ci si deve fidare…”, considera Adrian in un impeto di filosofia meteorologica.
“Beh, comunque sia, la mia auto è esplosa. Bum! Di colpo. In fiamme. Un disastro”.
Adrian riflette sulle parole della Forestiera per alcuni secondi, durante i quali si perde a pulire con un panno il bicchiere in cui le aveva versato l’acqua frizzante. Poi, una volta rialzato lo sguardo, scrolla le spalle e considera: “Succede. Le candele, probabilmente”.
“Le candele? Possono esplodere?”, domanda stupita la ragazza.
“Da queste parti sì. Dev’essere il clima. Caldo e secco”.
“Oh…”. Continua a leggere

Easy Expo 2015

Easy Expo 2015

Da circa una settimana ho messo online un nuovo sito. Si tratta di una guida in inglese rivolta agli stranieri che visiteranno Milano in occasione di Expo 2015, con consigli su cosa visitare, dove mangiare e bere, forniti dagli stessi milanesi.

Va bene, immagino che probabilmente non vi riguardi più che tanto, ma se per caso avete un amico straniero che vuole venire a Milano per Expo o anche prima, beh, segnalategli che Easy Expo 2015 è una togata pazzesca (dovete però usare le testuali parole “togata pazzesca”, altrimenti non vale.

Scritti Soffritti n.13


Ogni tanto ritorna, la breve rassegna degli Scritti Soffritti,  gli articoli che più mi sono divertito a scrivere negli ultimi tempi. Ce n’è sul versante dell’impegno, con un approfondimento su cosa sono i DRM e perché sono una fregatura per i consumatori (non sai di che stiamo parlando? Leggi qui, che diamine!) e un’intervista a Oskar Juhlin dello studio di design Veryday, che rende l’idea del lavoro che ci sia dietro tanti oggetti – e servizi immateriali – di largo consumo.

E ce n’è sul versante del disimpegno, con i 10 vantaggi e i 10 svantaggi di uscire con un supereroe, i 10 vantaggi e i 10 svantaggi di essere un movie monster, e pure i 10 veri vantaggi di avere dei superpoteri. Per non parlare di un tentativo di immaginare tutti i sequel più assurdi di Snakes on a Plane e Snakes on a Train. Serpenti dappertutto, insomma.

E per chiudere, c’è pure un po’ di musica, con il report del concerto dei Die Antwoord a Milano. Perché pensavo che non mi sarei divertito mica tanto, e invece poi mi sono divertito. Che è sempre una bella cosa, no?