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Che Cuccagna!
E’ finalmente stato pubblicato il mio primo contributo al sito di viaggi e turismo Mondointasca… ma ciò che mi preme non è tanto questo, quanto l’argomento del mio articolo: si tratta del progetto di riqualificazione della Cascina Cuccagna, sita in pieno centro di Milano, ed è un’operazione di estremo interesse. Quindi, se vi interessa l’argomento e avete a cuore come me la vita culturale del capoluogo meneghino, vi invito a scoprirne di più nel mio articolo e sul sito del Progetto Cuccagna
Alfabestie
Già, le Alfabestie. Care vecchie Alfabestie. Presentiamole in breve: le Alfabestie sono un fumettino un po’ sperimentale, in bianco e nero, con protagoniste le lettere dell’alfabeto, che ho portato avanti da giugno 2007 fino a qualche mese fa e che, al momento, sono in pausa. Dimenticavo: il fumetto è anche in pratica muto, o quasi, il che lo dovrebbe rendere teoricamente fruibile a un pubblico internazionale, anche se finora non è che mi siano ancora arrivate lettere di ammiratori dalla Papua Nuova Guinea.
Mi sono divertito un sacco a farle, le Alfabestie. Ho provato a sperimentare un po’ anche sul fumetto in sé, sulla composizione delle tavole, cercando di non impormi degli schemi. Sono piuttosto splatter le Alfabestie, anche se uno potrebbe pensare che vedere una lettera dell’alfabeto spappolata non possa fare più che tanta impressione.
Prossimamente, posterò anche un po’ di trasposizioni delle Alfabestie al di fuori del fumetto vero e proprio (tshirt, quadretti), ma per ora vi inviterei a cominciare leggendole, dal principio o dalla fine, vedete un po’ voi.
Intro
Dunque. Procediamo con ordine. Da che cosa deriva il nome “Come un dinosauro in un bicchier d’acqua”? Che cos’è esattamente un Blurg? Perché tutto questo? E, soprattutto, quanto misurano le orecchie canine più lunghe del mondo?
Allora. Dicevamo. Procediamo con ordine.
Quasi 35 centimetri, a quanto pare.
Il titolo di questo coso che state leggendo, Come un dinosauro in un bicchier d’acqua, deriva da un posterino che comprai a un HIU (fiera del fumetto underground che si svolgeva al Leonkavallo) nel 2000, o nel 2001, non ricordo. Nel manifesto in questione era disegnato un dinosaurino stilizzato, simile a quelli di Bubble Bobble, immerso in un bicchier d’acqua assieme a una pastiglia radioattiva. Mi innamorai di quel disegno, e per lungo tempo rimase appeso su una parete di camera mia, nella casa dove abitavo coi miei genitori. Poi mi trasferii e quel poster, già strappato probabilmente in qualche maldestro tentativo di reggermi alla parete dopo una serata di bagordi, lo buttai. In seguito ho cercato traccia di quel disegno o del suo autore su internet, ma niente. Mi è però rimasta impressa quell’immagine, di un dinosauro immerso in un bicchier d’acqua, e ho provato a riflettere su quali sensazioni quella figura mi ispirasse. Pensandoci su, ho concluso che un dinosauro, in un bicchier d’acqua, ci deve stare bello stretto. E così per me l’espressione “Come un dinosauro in un bicchier d’acqua” è venuta a indicare uno stato d’animo di disagio, la sensazione di stare stretto in un determinato contesto o situazione, o anche in generale. A lungo, ho provato a scrivere un racconto che cominciasse così: “Me ne stavo lì, a mio agio come un dinosauro in un bicchier d’acqua”, o qualcosa di simile. E uno l’ho anche portato a termine, ma non mi piace più di tanto. In ogni caso, trovo che questa figura sia rappresentativa di uno stato esistenziale, che è mio a dire il vero solo in parte, e ho deciso di utilizzarla per questo mio… coso. E poi mi fa ridere, diciamocela tutta.
Veniamo ora all’espressione Bleurg. Sì, perché questo non è un blog. Un po’ perché fa figo dire “questo non è un blog”, perché ormai un blog ce l’hanno tutti. Un po’ perché questo è, in effetti, un vero e proprio Bleurg. Ma che cos’è, esattamente, un Bleurg? Un Bleurg è una discarica di spunti e di idee, un immondezzaio di progetti, schizzi, scritti destinati a finire accatastati lì in un angolo. Sì, perché è più forte di me, nonostante i miei limitati talenti, scrivere, scarabocchiare, pianificare Progetti Inconcludenti, per poi abbandonarli e riprenderli e dimenticarli e riscoprirli e poi disconoscerli. In questo modo, almeno, tutti questi rifiuti mentali possono trovare una loro collocazione alla luce del sole e respirare un po’ di aria pulita. E chissà mai che qualcuno ci si pigli bene.






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