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Vintage videogaming

Un po’ è colpa di Pinterest, che ho cominciato a usacchiare, ma non ho ancora deciso se è solo una totale perdita di tempo o meno. Un po’ è colpa di Player One di Ernest Cline, la cui lettura mi sta facendo capitompolare all’indietro nel mondo della cultura pop anni ’80, videogiochi in primis.

E insomma così mi sono ritrovato a raccogliere su una bacheca di Pinterest, intitolata Videogames I used to play, una serie di screenshot presi da videogiochi degli anni ’80 o dei primi ’90. Roba che ci giocavo sul Colecovision, per intenderci. O su nastro col Commodore, che ci mettevi un botto a caricarli e poi magari ti si inceppava e dovevi rifare tutto da capo. E quegli enormi floppy felssibili da… cosa saranno stati? Settecentododici pollici?

Parlo di Zaxxon, Frenzy, Carnival. O ancora di Archon e Q Bert. O di roba che all’epoca mio fratello comprava da un negoziante detto “Il pirata”, il che dovrebbe già spiegare tutto. Giochi che neanche capivamo bene come funzionavano, perché non avevamo uno straccio di istruzioni, ma con cui ci cimentavamo comunque, alle volte senza esito. Robe che ho scoperto che Agent USA è un videogame educativo… ma io mica ci ho mai imparato niente, a studiare  gli orari dei treni degli Stati Uniti, per capire come fermare l’invasione del perfido Fuzzbomb!

Robe così, insomma.

marzo 12, 2012 at 9:24 am 2 commenti

Finti sorrisi (ho la scimmia per: i dentifrici dell’Antica Erboristeria)

Tra le scimmie che affollano la mia schiena, una con le unghie particolarmente salde nelle mie carni è quella per i dentifrici dell’Antica Erboristeria . Non uno in particolare, ma tutti. Anzi, provo anche un certo gusto nel testare e alternare tutte le differenti varietà, da quello sbiancante alla menta, silice e fluoro a quello antibatterico alla menta, propoli ed eucalipto, passando perl’improbabile Oxy Bianco alla menta e ossigeno attivo(?).

In realtà, sono convinto che siano un po’ tutti uguali, quel che cambia è più che altro il sapore e il colore. Tutto il resto non è che una becera questione di marketing e di naming. Né, del resto, in queste mie sperimentazioni ne ho individuato uno con cui mi trovi meglio che con gli altri. Semplicemente, mi piace variare.

Questa mia preferenza per l’Antica Erboristeria non ha nemmeno a che fare con la convinzione che, visto il nome, si tratti di una sorta di laboratorio artigianale, in cui druidi capaci uniscono la loro passione e la loro scienza e la compattano in ogni singolo tubetto di dentifricio. L’Antica fa parte della Henkel, una multinazionale che, con tutta probabilità, fabbrica anche bombe a frammentazione e veleno per topi.

Forse è proprio questo il punto: sapere che, anche in questo caso, si tratta di una azzeccata mossa di marketing. Insomma, il sottile e perverso piacere che si può provare nel sapere di essere ingannati. Come se mi fosse possibile, in qualche modo, chiudere gli occhi mentre mi sto lavando i denti e far finta per la durata di qualche spazzolata che l’Antica Erboristeria sia quello che il suo nome suggerirebbe. Basta che mi sciacqui la bocca con un po’ d’acqua alla fine dell’operazione, e l’illusione è svanita giù per lo scarico del lavandino. Ma  questa piccola bugia alla menta basta a rendere il mio sorriso più smagliante.

gennaio 30, 2012 at 5:07 pm Lascia un commento


Non ho mica capito chi…


Marco Agustoni a.k.a. Agu a.k.a. Apu a.k.a. Golosino a.k.a. Lazy Boy a.k.a. altra roba. Giornalista freelance per Sky.it e Outune.net, copywriter freelance per Milano Design Studio (MTV). E via dicendo.

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