Io cantante!

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No, non è una bestemmia edulcorata. È l’equivalente dell’Io narrante in Bollino Giallo, prima pubblicazione di un progetto davvero particolare della mia amica Camilla Sernagiotto, per la quale rompo l’afoso silenzio di questo blog, che non aggiorno da un po’.

Io cantante, dicevamo. Già perché Bollino giallo non è un semplice racconto, bensì un “racconto cantato” in cui la stessa Camilla narra in rima le gesta di una casellante alle prese con un mistero autostradale. La storia non sarà quindi suddivisa in tradizionali capitoli, bensì in trackitoli, ognuno corrispondente a una traccia diversa.

Ma non finisce qui, dacché (oh, come mi sento bene quando posso usare la parola “dacché”) Camilla non si è limitata a un semplice racconto, ma ha addirittura dato vita a una casa editrice, la Jukebooks Label, un’etichetta librografica che si propone di pubblicare libri cantati.

Date un ascolto a Bollino giallo perché merita e non disperate, dacché (yea!) prima o poi tornerò a darvi mie notizie.

Altre robe da Medium

Siccome WordPress è malvagio, continua a non farmi embeddare le anteprime fiche dei miei articoli su Medium, così mi tocca mettere dei semplici e antiquati link. Eccheli qui.

Il padiglione svizzero è orrendo ma ha il concept migliore di Expo 2015 – Niente, una riflessione buttata lì sul fatto che il padiglione della Svizzera è brutto forte, ma almeno è attinente al tema dell’Esposizione Universale. A sorpresa sto post è stato condiviso un gazilione di volte e mi è valso le rimostranze di un sacco di svizzeri offesi perché ho infamato i loro architetti.

Il problema è che non sei BuzzFeed – Oh, va anche bene imitare una roba perché ha successo, ma a un certo punto o trovi una tua strada originale oppure hai sfrangiato le palle.

In un mondo di conigli, ebook gratis (di nuovo)

conigli_cover Un anno fa ho pubblicato online il mio romanzo In un mondo di conigli, offrendolo per un mese gratis e poi mettendolo a pagamento a cifre folli. Ovviamente dopo averlo fatto sono diventato ricco e ora considero il suo “ciclo editoriale” a pagamento concluso. Quindi, stringendo, potete scaricare l’ebook In un mondo di conigli gratis direttamente da qui, oppure da Google Play.

Arturo van Helsing vs il Troll Panettiere – Capitolo 8

E quindi ci siamo: di seguito trovate l’ottimo e ultimo capitolo di AvHvsiTP, racconto scritto a quattro nani con Alessio Marta!

Auto distrutte, vetrine in frantumi e segnali stradali devastati: il troll aveva fatto davvero un bel lavoro di demolizione. Reginaldo von Ravenhorst continuava a correre tenendo stretta nella mano un frammento della catena e non badava troppo alla distanza che stava accumulando rispetto ad Arturo, provato dal “combattimento” con il troll e dalla quantità di sigarette che era solito consumare.
«Forza, muoviti!» lo incitava il commissario, facendogli cenno con la mano di sbrigarsi. Raggiunsero in fretta un grande forno che Arturo conosceva bene, perché ogni volta che aveva qualche spicciolo in tasca andava proprio lì a comprare la colazione. L’ingresso era divelto dall’evidente passaggio del mostro, che doveva aver trascinato le porte automatiche dietro di sé per diversi metri. All’interno del locale, com’era da aspettarsi, regnava il caos. Il commesso era rannicchiato in stato di shock: «Che diavolo è successo qui?!?», sbraitò il commissario verso l’omino che, attonito, non riusciva a fornire spiegazioni coerenti.
Arturo passò subito all’azione seguendo le tracce verso il retrobottega. Quello che trovò non gli piacque per nulla. Nonostante non fosse un grande amante dei mostri, li rispettava, perché tutto sommato gli permettevano di sbarcare il lunario. Ma questo era davvero sbagliato: in quel laboratorio sfruttavano i troll (e chissà quali altre creature) per produrre morbidi muffin e croccanti, nonché deliziosi, filoncini di pane. C’erano tre banconi da lavoro, forme per dolci, teglie, ma sopratutto catene. Tutto l’ambiente era bianco e polveroso per via della farina: l’ASL non avrebbe mai permesso di produrre alimentari in simili condizioni. Al fondo della sala Arturo notò una sedia dove forse era solita stazionare la guardia e la porta che dava sul retro ancora socchiusa dopo la fuga dei responsabili. Il cacciatore di mostri osservò gli schiavi nerboruti con un pizzico di tristezza e pena, ma si guardò bene dal liberarli.
Il commissario intanto era riuscito a recuperare qualche preziosa informazione dal filippino che serviva al bancone. Si voltò preoccupato verso il suo giovane amico.
«Questa organizzazione sembra sia più grande di quanto immaginassimo, Arturo.»

Arturo van Helsing vs il Troll Panettiere – Capitolo 6

Dopo un capitolo 5 che ci ha fatto fare Giacomo Giacomo alle ginocchia, continuano le avventure di AvHvsiTP…

Il troll vide il fumo uscire dalla bocca di quel tizio agghindato in modo strano – non che se ne intendesse più di tanto in fatto di abbigliamento umano, ma il pigiama di Arturo era davvero inguardabile – e provò dentro di sé una rabbia estrema. Non riusciva a capirne il motivo, a livello razionale (il livello razionale dei troll è molto poco sviluppato), ma se mai avesse deciso di andare da uno strizzacervelli, cosa che comunque non avrebbe mai potuto funzionare perché sarebbe stato lui a strizzare il cervello dell’analista, questi gli avrebbe potuto riassumere così quella reazione: trauma infantile. L’umano che lo aveva rapito e rinchiuso in uno scantinato tanto tempo prima, quando ancora era un cucciolo, bruciava sigarette una via l’altra, ragion per cui il troll legava il fumo a ricordi poco piacevoli.
Il bestione abbandonò l’automobile che per alcuni indimenticabili istanti era stata il suo giocattolo preferito e si lanciò alla carica dell’omuncolo, che al contrario di tutti gli altri umani nell’arco di cento metri non sembrava più che tanto spaventato.
Un attimo prima che il troll potesse terminare la sua corsa furibonda, il tizio gettò la sigaretta a terra e con gesto rapido gli lanciò addosso una nuvola di polvere bianca presa da un pacchetto che teneva tra le mani. Gli ci volle meno di un secondo – una velocità folle per il cervello di un troll – per riconoscere quella fragranza profumata e rassicurante.
Farina. L’unico elemento che da quando era stato rapito gli avesse mai regalato qualche gioia. E mentre la polvere gli risaliva per le narici, il troll avvertì una profonda sensazione di tranquillità pervadere il suo corpo, mista a una gradevole sonnolenza.
Si arrestò appena prima di afferrare quel dannato ometto e stritolarlo come un muffin venuto male. Anzi, a dirla tutta quell’ometto non gli sembrava più così malaccio. Ai suoi occhi drogati dalla farina aveva assunto un aspetto quasi rassicurante.
Di colpo il troll avvertì tutta la stanchezza della giornata. Si mise ginocchioni e lasciò andare la testa contro l’umano, che per attutirne il peso dovette sedersi a terra. Dopodiché, senza nemmeno chiedergli il permesso, cominciò a schiacciare un pisolino tra le sue braccia.